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apr
17
2012
0

Re Orro

Sulla corsa al potere
re Orro brilla
una donna vacilla cade
la borsa sull’orlo che taglia
dissangua la nostra vita
re Orro raccoglie il suo respiro
fatale che scende
ora sale pressione
sull’aereo era stato in perturbazione
cavallo di una storia mondiale
la crisi dell’ultima… situazione
dall’altro capo l’amico fa il duro
di rimando ci lasciano al muro
re Orro vitale ride
la mamma mondiale sta male
clandestina nell’universo
tra mille versi di un unico incrocio

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apr
08
2012
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Autobus n. 3

Sto correndo dietro l’autobus n. 3.
I passeggeri assiepati alla porta, in procinto di salire, sono una garanzia al che io possa prenderlo.
Sono saliti tutti. La porta di fondo è ostruita da due zaini che fuoriescono. Mi sposto verso la porta centrale, quella di uscita/discesa.
Una signora anziana ha depositato a bordo la borsa della spesa e sta tentando di salire. Tiene la mano ferma sul palo e con i piedi tenta invano di scavalcare lo scalino, prima con il destro, poi con il sinistro. Lo sguardo rivolto a terra, quasi che con gli occhi potesse darsi una spinta, come se questi sostituissero i muscoli delle gambe che non la sostengono più.
La donna è spostata sulla sinistra. L’aggiro, salgo sul lato destro, la scavalco. Poi, una volta su, le tendo la mano:
“Venga Signora, l’aiuto io!”.
La donna salta su con leggerezza, come se volasse. Si profonde in una cascata di ringraziamenti a non finire.
“Ci vuole coraggio a stare al mondo!” prorompe. Al che le rispondo “basta trovarlo!”.
Lei sorride “Eh sì, basta trovarlo!” mi fa eco.
“C’è troppa gente al mondo!” si lamenta..
“Qui a Siena bisogna fare piazza pulita!”.
L’esorto a reggersi con fermezza. Poco dopo si sposta: “Devo scendere alla prossima!” annuncia.
Sono davanti alla porta di uscita, quella centrale. Ho il dito già sul campanello. È posto proprio lì sul palo su cui mi sto tenendo, quindi lo premo. Lei ringrazia.
L’autobus si ferma. Le chiedo: “Devo aiutarla a scendere?”.
Ringrazia. È in grado di farlo da sola e rifiuta cortesemente il mio invito.
Prima di scendere, ancor prima che l’autobus si arresti alla sua fermata, i suoi occhi intercettano il libro che tengo in mano.
Con fare gentile, chiede: “Cosa sta leggendo di bello?”.
“Sergio Bambarén, Fratello mare! È un autore sudamericano che fa un viaggio all’insegna di San Francesco”.
“Bello!” esclama lei.
“Ultimamente, sto incontrando una serie di francescani!” dico io.
“Ah, sì?”.
“Mi piace leggere e scrivere… è dal primo novembre che succede” preciso. “Avevo scritto un racconto che era piaciuto a una persona. Io avevo letto le cose che questa persona aveva scritto e mi sono piaciute. Ci siamo scambiati i libri. Da allora li incontro regolarmente, i francescani, due dei quali molto importanti per me!”
La signora atterra sul marciapiede e prima che le porte si richiudono, domanda:
“Come si fa a sapere chi è Lei?”
“Come si fa a sapere chi è Lei?” ripete.
La risposta, che mi sorge spontanea, sorprende anche me, oltre che lei: “Mi rincontrerà… mi rincontrerà!”.

© Marzia Pasticcini
Siena, Martedì 3 aprile 2012

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apr
08
2012
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Autobus n. 3

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apr
08
2012
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Una visione

Quanto ha ragione Richard Bach nel sottolineare l’importanza di “…portarsi sempre dietro… il taccuino dei pensieri fuggevoli”.
Non è un’idea improvvisa, né un sogno ciò che voglio raccontare, ma una visione, avuta esattamente un anno fa, il 22 gennaio 2011.
Era passata da un po’ la mezzanotte, tornavamo da un curioso concerto jazz: The Roar at the Door.
Nel piccolo teatro di Marcialla, un borghetto immerso nella campagna toscana a pochi chilometri da Certaldo, si era esibito un quartetto veramente degno di nota:
- Francesco Bearzatti, al Sax;
- Raffaello Pareti, al contrabbasso;
- Mauro Ottolini, al trombone;
- Walter Paoli, alla batteria.
Dai toni più di uno spettacolo clownesco-circense che di un evento musicale, vuoi per il carattere istrionico di Ottolini, vuoi per l’ironia di Bearzatti, il concerto ci aveva lasciato un saporino buono in bocca, saporino lasciato anche dal ricordo di una pizza pomodoro, acciughe, capperi, olive e peperoncino, proprio come piace a me, divorata in un localino per nottambuli poco distante dal teatro.
Placati i morsi della fame, per la cena saltata, siamo risaliti in macchina diretti a casa.
Scendevamo giù per i tornanti, proseguendo pian piano lungo la strada in discesa che serpeggiava tra vigne e oliveti, satolli nell’anima e nel corpo. Non c’era alcun bisogno di correre.
Immersi nell’oscurità, a bordo dell’auto che scivolava lenta, eravamo presenti a noi stessi. Due entità separate io e Andrea, ma le nostre percezioni erano ben sintonizzate sullo stesso canale.
Solitamente in questi momenti accade qualcosa.
Solitamente l’impatto è drammatico e devastante, ma non quella volta.
Nel cono di luce dei fari, una visione improvvisa.
Un’immagine in bianco e nero si era venuta a creare.
Un arco nell’aria: con tre balzi eleganti tre cerbiatti, si sono fatti avanti, uno dietro l’altro, esponendosi al rischio dell’attraversata.
Il piede ancora sull’acceleratore.
Non c’è stato bisogno neppure di frenare, da quanto andavamo piano.
Puf… puf… puf…
silenziosissimi, come su un tappeto di ovatta, hanno attraversato.
I nostri sguardi si sono incrociati.
Il fiato ci è venuto meno.
Chissà quale messaggio volevano condurre a noi.
© Marzia Pasticcini
22 gennaio 2012

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apr
08
2012
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Stellina

Stellina era il cane da caccia di mio zio, aveva perso i cuccioli e sembra che il veterinario avesse detto che non poteva averne altri.
Un giorno mia zia chiese a mia cugina, rimproverandola, perché mai avesse buttato un giocattolo costoso come Cicciobello nella cuccia del cane.
La bambina negò e si rifiutò di riprenderlo perché si riteneva offesa. Toccò a mia zia, rassegnatasi ai suoi doveri di casalinga, andare a recuperare il giocattolo.
Scese giù in garage, ma non ci fu verso di avvicinarsi alla cuccia, perché il cane le si avventò contro. Cercò ci tranquillizzare la bestia, chiamandola per nome, ma Stellina teneva le zampe ferme sul corpo imbottito di Cicciobello, ringhiando e mostrando le zanne.
Mia zia non si rassegnava. Cercò invano di stapparle via il giocattolo finché non intuì che non ce lo aveva buttato nessuno lì nella cuccia. Era stata proprio Stellina a portarcelo. A distanza di tempo la gatta di casa se n’era andata in un incidente, lasciando senza speranza i piccoli appena nati. Se ne prese cura Stellina, allattandoli e facendo bene la guardia affinché nessuno si avvicinasse alla cuccia. Eh sì le era tornato il latte e così poté soddisfare il suo bisogno di maternità negata.
© Marzia Pasticcini
7 aprile 2012

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mar
21
2012
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Se fossi Anima

“21 marzo 2012”

Oggi è un giorno importante: l’equinozio di primavera,
ma è anche l’inizio di una nuova era
l’era dell’Acquario.
Cosa ci riserverà il futuro?
Non lo si può stabilire.
Passato, presente, futuro
non hanno significato.
Perché Il tempo lineare non esiste.

“Se fossi Anima”

Se fossi Anima
Semplicemente sarei
Curverei lo Spazio-Tempo
Una pagina bianca piegata a metà.
Lunghezza, larghezza e altezza svanirebbero.
Non abiterei alcun luogo, bensì sarei
Un punto nell’Universo
Uno Spazio e un Tempo pari a zero.
Un cerchio perfetto, senza inizio né fine.
Sarei ovunque
Anima animale alimentata a acqua azzurra.
Se mi chiedessero: Chi sei?
Risponderei: “Io, tutti!”.

© Marzia Pasticcini

21 marzo 2012

link: http://www.poterepersonale.it/2011/il-2012-e-gli-asini-che-volano.html

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mar
20
2012
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dialogue

-3 ore al giorno…un pò per uno già anche per il mio vicino, un lavoro per lui lo vorrei.
-fannullone
-no altruista
-una casa per tutti?
-….già per tutti, già anche al mio vicino antipatico una casa gliela darei, potrebbe lo stesso continuare a rimanermi …antipatico.
-la libertà di scelta la metterei al mio fianco…
- se non la liberi che libertà è.
-ma il potere col suo esercizio quotidiano…?
-che c’entra il senso del possesso con la libertà?
-ci sono tante visioni del mondo dentro questo globo.
ciao a presto….E….

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mar
12
2012
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M.M.

VITA
Seguo entrambe le tue direzioni
di più esistendo con l’antico gelo
forte come una ragnatela al vento
che ciondola pendendo
e chi sa come sopravvive.
Quei raggi imperlati hanno i colori
che ho visto nei dipinti – ah vita
ti hanno ingannata…-
più sottile di una tela di ragno
più impalpabile di ogni altra cosa…
Ma si è attaccata tuttavia
e si è tenuta salda nel forte vento
strinata al calore dei fuochi che danzano.
Vita – della quale in momenti speciali
seguo entrambe le tue direzioni
in qualche modo resisto, appesa in giù
nelle due direzioni in cui mi spingi.

 

Poesia scritta da Marilyn Monroe, tratta dai brani inviati da Chiara Guarducci.  Letta da Marzia durante la conferenza di sabato 10 marzo

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mar
10
2012
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M.M.

Prima di sfondare ho passato un sacco di tempo in ginocchio

………E……

non era per pegare

……..Poi……

Quelle foto non le scattavano per riempire le pagine delle riviste

volevano un campione della merce

…….E…….

intorno a noi:

-agenti senza incarichi

-addetti stampa senza clienti

-mediatori senza contatti

Vedevi Hollywood attraverso i loro occhi

Era… come morire di fame guardando da lontano un banchetto con l’odore dei filetti mignon

….si…

Mi…vedono con la gonna sopra la testa

….Poi…

Ho scoperto la sincerità:semplice, diretta

Viene scambiaa per pura stupidità

….Ma….

il mondo non è sincero

….Allora…

essere sinceri è stupido

….già….

Avevo qualcosa di speciale….sapevo cos’era

il tipo di ragazza che trovano morta in camera con un flacone…vuoto in mano

é difficile fare qualcosa che ti spezzi il cuore

….Ma…

Appena ho scritto così finisce Norma Jean

Sono…arrossita

perchè quella bambina non è mai uscita dal mio cuore

sento ancora….

I suoi occhi guardano attraverso i miei

Non sono mai vissuta

mai stata amata

….E…

Penso si essere io a dirlo                                                                N.J.

Tratti da frasi di marilin Monroe, che Chiara Guarducci ha gentilmente fornito. Riassunti ed assemblati da emanuela.

 

 

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mar
05
2012
2

Ho detto la verità!

E’ proprio vero.
F.P.B. non scrive più.
Ha mollato, proprio come una
vecchia bici dimenticata,
abbandonata e lasciata arrugginire.
Peccato!

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